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(Bismillhi ar-Rahmani ar-Rahim)

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso

La filosofia del Muridismo

Un movimento sufi che colma un vuoto ( FINANCIAL TIMES )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA FILOSOFIA DEL MOURIDISMO

Nell’esistenza di ogni popolo,ci sono momenti,luoghi ed uomini che la memoria umana e la coscienza popolare iscrivono in modo indelebile nel registro della storia.
Ogni popolo ha i suoi migliori servi,i suoi eroi.
E’ una verità di tutti i tempi che non sono gli eroi che fanno la storia, e’ piuttosto la storia che fa i suoi eroi:e’ il popolo che consacra gli eroi e li perpetua come Cheikh Ahmadu Bamba.
Ahmadu Bamba era un uomo di dirittura che non ha mai smesso di dare ai suoi discepoli consigli morali incoraggiandoli , al contempo, alla scienza per l’azione.
Egli voleva dei “murides”:credenti utili, facendo della scienza e dell’azione due cose inseparabili, “due essenze gemelle”
Ha scritto:
Ricercate quattro cose intraprendendo di istruirvi, per trovare la via giusta
La prima uscite dall’errore;
La seconda rendetevi utili all’uomo;
La terza vivificate la scienza;
L’ultima , applicate la vostra conoscenza.
(Le chiavi del Paradiso)

E’ in questo spirito che lo cheikh esortava i suoi discepoli a mettersi al lavoro.
Cosi nacque un misticismo pratico riassumibile in questi termini :
“il lavoro fa parte della religione”
( le grazie dell’ eterno)
D’altra parte questo spirito e’ anche una misura che mette in grado le popolazioni di trovare un quadro sociale unitario e una norma di vita comune.
I murid formarono cosi , poco a poco, una società organizzata nella quale l’individuo occupa un posto meritato per la sua devozione alla comunità.
A cioè si aggiungeva un senso innato della solidarietà sociale , giacché la società negro-africana è caratterizzata naturalmente della sua unità e della sua armonia perché fondata su una gerarchia che equilibra l’individuo al gruppo.
La solidarietà è consentita e vissuta : l’uomo vive e si realizza con e nella sua comunità.
Inculcando ai suoi seguaci la nozione del lavoro come dovere sociale il muridismo ha sviluppato il gusto dello sforzo individuale e collettivo, operando dunque come fattore di progresso ( attestato ai villaggi creati , dalla dimensione dei terreni coltivati e oggigiorno dal contadino murida , il quale inserisce la sua azione non solo nel quadro della comunità religiosa ma, cosciente del suo ruolo d’artigiano dalla costruzione del Senegal moderno , anche in quello nazionale).

Cosi , incarnazione dell’Islam “ confraternita “ indubbiamente maturo con la profondità del suo mistico , Ahmadu Bamba , in quel modo , ha rivissuto , meglio l’evoluzione musulmana verso un’ascesi al servizio degli altri. Cheikh Bamba è, in sé e per sé , tutto il misticismo popolare musulmano , riportato e contenuto nella tradizione profetica.
Se teniamo conto del contesto storico e sociale nel quale lo Cheikh ha compiuto con successo la sua opera , capiamo meglio il suo immenso merito , il rispetto che gli è dovuto e anche il posto eminente che occupa nella letteratura senegalese d’espressione araba e d’ispirazione religiosa.
Cheikh Ahmadu Bamba , apostolo della non violenza e asceta mescolato al suo popolo per generosità di cuore e per grandezza d’animo , scelse di vivere la sua fede per essere utile al suo prossimo.

FINANCIAL TIMES
Martedì 25 novembre 2008 ARTICOLO TRATTO DAL F. T. SPECIAL REPORT SUL SENEGAL, pag. 3. TITOLO: Un movimento sufi che colma un vuoto
AUTORE: Christopher Thompson I Muridi. Christopher Thompson analizza una forza politica sempre più influente

Il raduno di musulmani senegalesi somigliava a un campo estivo all’americana in versione Africa occidentale: dozzine di giovani uomini e donne accalcati sotto delle tende che intonavano canti al ritmo di tamburi di pelle di vacca, con i baobab in fiore a fare da sfondo idilliaco. Rispondere all’appello del “ndiguel” - la chiamata al lavoro - è divenuto un precetto ineludibile per i Muridi, un movimento islamico sufi la cui dottrina del duro lavoro come via al paradiso ne ha fatto una forza economica e politica di peso in Senegal.
Ogni anno, nella stagione del raccolto, migliaia di discepoli, dai banchieri ai guidatori di autobus, invadono le campagne di Khelcom per alzarsi alle 6 di mattina e raccogliere arachidi sotto un sole cocente. Il lavoro è svolto per conto di un marabut - o guida religiosa -del posto, e il ricavato serve a sostenere delle scuole locali per i ragazzi poveri.
“Torno qui ogni anno per imparare l’umiltà, per ritrovare il contatto con le persone qui in campagna senza guardare alla loro origine: è un fatto di solidarietà”, dice Idrissa Lo, un trentatreenne procuratore calcistico di Dakar.
“Prega come se tu dovessi morire domani, e lavora come se tu non dovessi morire mai”, è uno degli insegnamenti spesso citati di Cheikh Ahmadou Bamba, il mistico musulmano che nel 1883 fondò il Muridismo, e le cui fotografie sgranate si vedono affisse ai muri in tutto il paese.
L’insegnamento dei marabut - andare nel mondo eriportarne le risorse per far crescere il movimento - ha fatto sì che questo creasse una formidabile rete commerciale da un capo all’altro del globo, dai venditori ambulanti di Roma ai raccoglitori di pomodori in Spagna, fino agli operatori di import/export di Hong Kong.
Niente illustra maggiormente l’influenza crescente dei marabut che la straordinaria espansione di Touba, un caotico agglomerato urbano che improvvisamente spunta dalla savana del Sahel.
Al momento dell’indipendenza dalla Francia, nel 1960, Touba era, con cinquemila abitanti, appena un villaggio. Oggi, con una popolazione di più di 500.000 abitanti, occupa il centro di una rete globale di venditori di strada, commercianti e lavoratori manuali, le cui rimesse hanno contribuito all’edificazione della più grande moschea dell’Africa subsahariana e di un vicino ospedale da 10 milioni di dollari.
Benefici concreti di questo genere sono stati un grosso fattore di successo per il proselitismo dei Muridi, come lo sono per la devozione ardente dei loro seguaci. Nonostante il ragguardevole tasso di crescita del Senegal, chi tira avanti nelle baraccopoli urbane non ha avvertito grandi miglioramenti. Mentre la fedeltà “laica” ai dirigenti politici è crollata, i marabut sufihanno colmato questo vuoto, alleviando i peggiori effetti dell’incuria dello Stato attraverso l’offerta di scuole e servizi sociali, nonché predicando la pace quando le tensioni politiche si esacerbavano.
Per tradizione, i marabut senegalesi hanno sempre operato come una forza d’integrazione interreligiosa con le minoranze cristiana e animista. Il rispettatissimo primo presidente del paese - e poeta - Léopold Senghor, era cristiano, e non è raro che vi siano musulmani e cristiani in seno ad una stessa famiglia.
Più di recente, la costante accumulazione d’influenza politica da parte dei marabut ha suscitato controversie, contrapponendo i tradizionalisti desiderosi di tutelare quella che considerano la loro integrità religiosa ai politici ambiziosi a caccia di voti.
Pur ostentando distacco dalla politica, nella pratica le quattro principali confraternite del Senegal hanno sempre rivaleggiato per l’influenza elettorale; i dirigenti politici, però, stavano bene attenti a non schierarsi. Da quando, nel 2000, è stato eletto presidente Abdulay Wade, si ha tuttavia la sensazione che le cose siano cominciate a cambiare.
Non appena eletto Abdulay Wade, Muride egli stesso, si è recato in pellegrinaggio a Touba, e si è inginocchiato in pubblico dinanzi al Califfo Muride. Il presidente ha dichiarato che la sua era una visita puramente personale, ma il messaggio era chiaro: le alleanze stavano cambiando e la politica pubblica fondata sulla laicità era un ricordo del passato. Da allora il presidente Wade ha apertamente coltivato l’avallo del Califfo, che durante la campagna per le presidenziali del 2007 è apparso sulla rete televisiva nazionale per affermare che Wade, se eletto, avrebbe ultimato l’ammodernamento delle infrastrutture di Touba.
A detta di alcuni analisti, se la si combina con la personalizzazione del potere attorno a Wade, la vicinanza del Califfo alla presidenza fa di lui una sorta di consigliere politico dello Stato.
“In una società in cui non esistono confini netti tra la sfera religiosa e quella civile…i legami che tengono unita la nazione si stanno allentando sempre di più”, sostiene Penda Mbow, docente di storia all’università Cheikh Anta Diop di Dakar ed ex ministro della cultura.
In alcune occasioni, le linee di separazione tra politica e religione si sono offuscate, con conseguenze inquietanti per la democrazia senegalese e i suoi custodi. Nella fase di avvicinamento alle presidenziali dell’anno scorso i seguaci di un marabut di Dakar, per lo più giovani disoccupati, hanno assalito il corteo di Idrissa Seck, un avversario del presidente ed ex primo ministro.
Sebbene molti senegalesi non diano peso alle affermazioni di considera i marabut in combutta con i politici, una “politicizzazione” strisciante delle confraternite è ammessa da Cheikh Bethio Thioune, uno dei dirigenti sufi più autorevoli del paese.
Secondo i suoi sostenitori, però, Wade non ha fatto altro che riconoscere il crescente potere economico della diaspora senegalese nel mondo e le mutate aspirazioni dei giovani.

 

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